Diario

Choose a Category
  • Mamme, allattamento e ritratti

    Nella prima settimana di Ottobre, ormai da diversi anni, si svolge la SAM (Settimana mondiale dedicata all'allattamento materno). Sembrerebbe assurdo dover dibattere su questo tema, perchè l'allattamento materno è la cosa più naturale che esiste al mondo e non dovrebbe costituire un problema. Eppure non è così.
    Le donne subiscono diverse pressioni psicologiche durante questo periodo, che tante volte scoraggiano dal continuare a seguire la strada naturale, anche quando non ci sono problemi che impediscano realmente di proseguire con l'allattamento al seno. 

    Molte donne non iniziano neanche ad allattare; altre non ricevendo un sostegno idoneo abbandonano troppo presto; altre cedono non appena devono rientrare al lavoro; inoltre le industrie del latte artificiale da più di 50 anni hanno un canale preferenziale sui media per esercitare la loro pressione; ed un'altra causa, forse la peggiore, il giudizio distorto della società. 

    Non mi addentrerò più di tanto in considerazioni sul tema, perchè ci sarebbe da scrivere parecchio. Sopratutto su quello che si sentono dire le donne nel momento in cui allattano in luoghi pubblici. 

    Piuttosto vi parlerò della collaborazione della mia associazione AIFB (associazione italiana fotografi di bambini) con MAMI (movimento allattamento materno italiano) nata in occasione di questo evento nazionale. 

    Noi, come fotografi che ritraggono abitualmente bambini e famiglie, abbiamo ritenuto importante dare anche il nostro contributo, producendo delle immagini di mamme e bimbi durante questo dolce momento, per far riabituare un po' tutti a questa visione. È un bellissimo momento, da affrontare senza vergogna. 

    I servizi fotografici sono stati svolti in tutta Italia, un flashmob fotografico.
    Da nord a sud, i fotografi hanno organizzato una minisessione gratuita per tutte le mamme che avessero piacere a farsi ritrarre durante l'allattamento.
    Al sud, in particolare a Palermo, venerdì 7 Ottobre ho messo a disposizione il mio studio e la mia professionalità.
    È stato un piacevolissimo pomeriggio, tra foto, risate di bambini, spuntini, chiacchiere e confronti.
    Per l'occasione mi hanno raggiunto Delia (consulente della Leche League), Monica e Claudia (dell'associazione L'arte di crescere e referenti del MaMi, che si sono occupate insieme ad altre donne dell'organizzazione di tutti gli altri eventi Sam a Palermo). Loro hanno intrattenuto e sostenuto le mamme che hanno aderito a questa iniziativa, mentre io a turno scattavo. 

    Ecco alcune foto estratte da questo candido pomeriggio. Un ringraziamento speciale a tutte le mie mamme. Prestarsi in favore di questa causa è un importantissimo segnale da Palermo
    E un grande grazie anche a Michela per il supporto.

    Altre mie foto di reportage dell'evento dell' 8 Ottobre a Piazza Pretoria le trovate qui e altre ancora dell'evento del 2 Ottobre qui.

  • La naturalità del parto

    La naturalità del parto

    Da Maggio 2014 a Maggio 2015 ho iniziato un progetto in sala parto in collaborazione con l'Unità di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale Civico di Palermo. Mi sono appassionata molto alla Birth Photography, ovvero quella branca di fotografia molto in voga fuori dall'Italia che si occupa di raccontare il parto e la nascita. Ho seguito 20 coppie dal travaglio fino al momento in cui il bimbo viene alla luce e poi lavato, misurato, vestito e riconsegnato tra le braccia di mamma e papà. Una selezione di immagini in bianco e nero è diventata una mostra. 

    Questa è stata la prima traccia che ho dato per definire il progetto, che riporto qui sul blog per non dimenticare il cammino intrapreso. Un cammino di conoscenza e di esperienza, che mi sta aprendo un mondo sulla mia professione e che mi sta insegnando a spingermi oltre i miei limiti (anche fisici) per fare ciò che mi riprometto di fare. Una grande palestra per allenare la mia umanità.

    LA NATURALITÀ DEL PARTO

    Mostra Fotografica di Chiara Caponnetto
    in collaborazione con l'Unità di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale Civico di Palermo.

    Il progetto fotografico "la naturalità del parto" ha lo scopo di ritrarre il momento della nascita da un punto di vista straordinariamente inusuale: quello della sala parto.

    L'iniziativa, nata dalla fotografa Chiara Caponnetto in coordinamento con la specialista ostetrica Sara Amato dell’Ospedale Civico di Palermo, si prefigge di immortalare le partorienti negli attimi immediatamente precedenti al parto, e durante la nascita, nella consapevolezza che la purezza espressiva dei momenti in cui si sviluppa il parto sia di rara intensità e di grande sfuggevolezza.

    Compito del fotografo, complesso ma entusiasmante, è stato quello di cogliere e fissare questi attimi di grande ed intenso coinvolgimento emotivo, dalla sofferenza del parto alla lenitiva manifestazione dell'istinto materno, alla gioiosa accoglienza della nuova vita.

  • Pubblicare o non pubblicare le foto dei propri figli su internet?

    Questo è il problema!
    Il dubbio amletico che attanaglia le famiglie 2.0.

    In particolare si teme di più Facebook, perché UNO alzi la mano chi ha capito bene come funziona la privacy e DUE alzi la mano chi pur avendolo capito, ha la certezza che non cambierà qualcosa nel giro di sei mesi.

    Leggo sempre di questi dibattiti che avvengono sui social nei gruppi di mamme. Sia le totalmente contrarie che le totalmente favorevoli adducono delle motivazioni super interessanti e condivisibili in entrambi i casi. Io stessa mi confondo e mi incarto cercando di capire cosa sia meglio per i miei piccoli, perché a volte mi ritrovo d’accordo con una tesi e la sua contraria contemporaneamente.

    Il mondo è cambiato e continuerà a cambiare ed è chiaro che possa venire il dubbio su cosa succederà in futuro e chiedersi se una nostra scelta oggi potrà compromettere una situazione per il nostro bambino domani

    Inoltre questa è un’epoca in cui ci hanno abituati ad avere paura di default del prossimo. Noto che c’è una generale sfiducia nel genere umano e si crede più facilmente al male che al bene. Per cui credo sia normale avere dei dubbi e voler proteggere i propri figli. 

    Potete decidere di abbracciare tenacemente una scelta o l’altra e incasellarvi in una categoria di genitori. Io vi dirò solo la mia opinione, che non costituisce assolutamente dogma. 

    Alla fine della fiera a me stanno un po’ strette entrambe le posizioni. E mi è venuto in mente che esiste la classica via di mezzo. Come dicevano gli antichi “in medio stat virtus”. 

    Io credo che si possano pubblicare le foto del proprio figlio con “misura” e “moderazione”. Due parole ancora troppo generiche però, perché non rappresentano dei parametri universali e oggettivi. 

    Provo a spiegare meglio cosa intendo. Per me non dovrebbe essere schiaffata la vita dei propri figli minuto per minuto su internet, perché sono delle personcine diverse da noi ed ignare di quello che stiamo facendo. A noi adulti tante situazioni possono sembrare buffe (spesso vogliamo solo sorridere con gli amici) ma un domani per i nostri bambini potrebbero essere semplicemente imbarazzanti.

    Io penso che ciascun individuo abbia il diritto di dimenticare

    Vi racconto un aneddoto che mi riguarda, che mi ha fatto parecchio riflettere su questo argomento. 

    Un giorno ricevo la notifica su FB da un mio vecchio compagno di scuola delle elementari. Prima ero registrata con un nomignolo per cui non mi trovava nessuno. Da quando ho messo nome e cognome cercano di stanarmi persone che ho perso tanti anni fa. E se ci siamo persi ci sarà pure un motivo, o no?

    Bene, non accetto l’amicizia, non per la persona in sé (che non mi ha fatto assolutamente nulla, anzi siamo stati proprio compagnetti di banco per un periodo e lo ricordo con immenso affetto), ma perché davvero non so cosa dirgli. Si e no, forse, in tutta la nostra vita abbiamo condiviso una gomma e delle matite.

    Comunque salto sul suo profilo per curiosità e cosa trovo? Aveva pubblicato una foto di classe dove io sono un mostro. Il che mi ha fatto ricordare quanto mia mamma mi combinasse male all’epoca. Sembravo un maschio con un ciuffo e dei vestiti improponibili. Insomma quella foto mi ha suscitato un senso di vergogna infinito. A completare il quadro, un commento sotto poco carino di un tizio che mi ha riconosciuta e che mi scherniva. Imbarazzo totale! Quella foto è rimasta tanti anni, come tante altre, messa bene in fondo ad un cassetto e non avrei proprio voluto condividerla con il mondo.  Insomma, di pessimo umore, ho pensato: “niente amicizia”. Non si sa mai escano fuori altre foto di cui non sono a conoscenza. 

    Sarebbe stato bello essere stata interpellata prima della pubblicazione. Certo, questa è davvero una fesseria, ma mi ha permesso di pensare alla leggerezza con cui si pubblicano le foto dei figli, raccontando praticamente al mondo la loro vita, la loro intimità. Alla fin fine io lo trovo poco rispettoso. E con questo non voglio giudicare chi lo fa, non esiste giusto e sbagliato, ma solo ciò che in coscienza si crede che possa andare bene per sé. 

    D’altro canto trovo che pubblicare un semplice ritratto del proprio bambino di tanto in tanto, non possa lederlo in alcun modo. 

    E di sicuro non potrà ledere la sua immagine la pubblicazione di un ritratto creato apposta da un professionista con determinati criteri. Non tutti i criteri scelti da un professionista sono sensati, badate bene. Ma una cosa è certa: il professionista lo scegliete voi, valutando le immagini nel portfolio

    Ovviamente qui sono nel mio spazio e parlo in prima persona delle mie foto. Ho un rispetto profondo per i bambini, sono mamma anch’io e direi anche che sono una di quelle caute nella pubblicazione. Le immagini che io produco in genere celebrano la nascita, l’amore, il gioco, la spensieratezza. Mi piace ritrarre i bambini al naturale, per quello che sono, mi piace molto catturare la loro espressione. Il concetto in cui giro intorno e che cerco di tradurre in immagini nella fotografia di famiglia è quello di essere tanto amati dai genitori. Un domani vorrei che i bambini ritratti, diventati adulti, riguardando le mie foto possano pensare di essere stati fortunati a venire al mondo.

    In ogni caso quando si decide di fare un servizio esiste un documento che si chiama “liberatoria”. Chiederò sempre preventivamente l’autorizzazione a pubblicare qualche foto per la creazione del mio portfolio, per promuovermi, perché è attraverso la divulgazione delle immagini che vivo. Ma vi rispetterò ugualmente se non vorrete autorizzarmi, certa che se vi è piaciuto il mio modo di fare, al momento opportuno, parlerete bene di me e mi consiglierete come fotografa di famiglia. In ogni caso nel servizio ci sono delle immagini che si possono autorizzare a prescindere, ovvero quelle in cui il bambino non è del tutto riconoscibile. Di seguito, eccone un esempio.

  • Associazione italiana fotografi di bambini – TAU Visual

    Dopo tanto lavoro, finalmente è arrivato anche il giorno del lancio del sito dell’Associazione italiana fotografi di bambini – TAU Visual: http://www.fotobambino.it/.Sono passati solo un paio di giorni e già abbiamo superato i 2000 like nella nostra pagina FB e abbiamo fatto la prima riunione a Roma, nello studio di Roberta Garofalo,  per decidere la programmazione per i primi mesi di vita di gruppo.

    Ma mi fa piacere fare un passo indietro e raccontare qualche retroscena in più di questa pazza estate, fatta di chat, email (tante email), stanchezza, risate.

    Bè quando si mette in piedi l’attività da fotografi, subito ci si rende conto che lo scatto è solo una parte del lavoro, ma ci sono tante altre cose da fare che da fotoamatore un poco si sottovalutano. A parte il fatto che non si finisce mai di imparare, di aggiornarsi su tutto (nuovi programmi, postproduzione, attrezzatura), bisogna essere anche un po’ dei commercialisti, bisogna sapere fare bene di conto, bisogna sapere qualcosa di marketing, bisogna impostare bene un flusso di lavoro. Inoltre in questo specifico settore occorre essere anche un po’ psicologi e avere ancora più attenzione, dato che i soggetti delle fotografie sono i bambini. Bene, per tante cose parto avvantaggiata, perchè lavorando già da anni con la grafica sono abbastanza avvezza alla gestione dei clienti. Lavorare con i bambini, vi assicuro invece, che fa emergere una serie di dubbi che solo con il confronto con altri si possono definitivamente fugare, anche se si è mamme esperte. Non vi dico poi, in quale crisi metta decidere il proprio prezzo. Perchè la gente poco comprende tutto il lavoro che c’è dietro ad una foto. Spesso si pensa che il lavoro sia solo schiacciare un pulsante, quindi facile “che ci vuole?”. Ma non è così. Per cui è difficile fare percepire il valore del proprio tempo e il valore dei prodotti finali. Ci si sente spesso soli.

    Con Valeria, ci conoscevamo da un bel pò. La nostra è sempre stata una conoscenza virtuale, praticavamo lo stesso forum di grafica. Non so come, ma ci ritroviamo a fare un percorso simile che ci porta la fotografia come regalo. Bè ci allontaniamo per un periodo, ma un giorno ci ritroviamo a parlare della mancanza di networking su questa particolare branca. Ci sono i matrimonialisti, i fashion photographers, i food photographers ecc ecc, ma non i kids photographers. Eppure all’estero questa specializzazione va alla grande. Insomma, lei decide di creare un gruppo su FB alla ricerca disperata di informazioni e altre esperienze. All’inizio siamo solo in 4. Balle di fieno, stile film sul far west. Io ero presa dall’inizio dell’attività, ogni tanto buttavo un’occhio al gruppo, ma non ci credevo molto. Valeria inizia a contattare tutte le persone che conosceva che già operavano in quest’ambito, che a loro volta hanno aggiunto quelli che conoscevano e così via il gruppo si è ingigantito con nostra grande soddisfazione. Un giorno guardo la nostra copertina di FB e dico a Valeria: “faccio una copertina di Fb per il gruppo, così sarà più carino”. E mi invento questi pupetti che oggi sono diventati il nostro simbolo”.

    Roberta si innamora dei pupini e comincia a smuovere un terreno che aspettava solo di essere un po’ arato, perchè c’erano già le intenzioni di creare qualcosa di specialistico dal primo barcamp newborn italiano, organizzato dall’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU VisualTutti i fotografi del gruppo non desideravano altro che un’associazione in cui sentirsi a casa e rappresentati come categoria. Creiamo subito un piccolo gruppetto di volenterosi (Mayda Mason, Siza Padovan, Tiziana Niespolo, Viviana Nocera, Gabriele Zani, Enrico Scaglia, Elisabetta Sampugnaro) che si vuole immolare per la causa e iniziamo. Che cosa ci poteva essere di più bello che essere figli di TAU, con un papà come Roberto TomesaniPensiamo che sia un posto dove i fotografi di bambini potranno collaborare e aiutarsi per crescere professionalmente e nello stesso tempo informare le famiglie in modo tale che abbiano garanzie sulla sicurezza (specie nei servizi per neonati) e trovino professionalità. Dopo un’estate di fuoco, eccoci qui. Per sapere il resto delle infomazioni sulla nostra associazione, sulle finalità, conoscere tutti i colleghi e sbirciare il blog dedicato alle famiglie in cerca di informazioni sui servizi, vi rimando direttamente al sito.

  • “No, io non vengo bene in foto”

    Oggi vi vorrei parlare della sindrome che colpisce tutti quelli che non si sentono a proprio agio con un obiettivo puntato addosso, manco fosse la canna di un fucile. Sono le donne soprattutto a pronunciarla, spesso assolutamente deliziose. E man mano che l’età avanza la sindrome si acuisce. Conosco bene questa sindrome perché ne soffro soprattutto io. Per anni mi sono negata le foto ricordo per questo motivo. Ogni volta che cedo e mi faccio fare una foto poi, il mio cervello aziona una serie di espressioni facciali così forzate da restituirmi alterata, non sono per niente naturale: dal sorriso finto, agli occhi da pesce, la bocca ridicola da femme fatale (che non ci si crede proprio). L’unico risultato è che non mi riconosco e mi odio anche un po’.

    Proprio di recente ho sentito la fatidica frase mentre mi accingevo a fare un ritratto, uno dei miei, assolutamente non posato. Questa donna camminava verso di me. Non appena si è resa conto di essere proprio lei il mio soggetto, si è bloccata.  Mi ha detto ” no, io non vengo bene in foto!”

    E io le ho dato una risposta così ganza (mi stupisco sempre delle perle che spargo per il mondo) che ho convinto anche me stessa.

    Le ho detto “Signora, questa foto la vedranno solo i suoi cari, anche se non dovesse venire bene, la conoscono, sanno quanto lei è bella dal vivo e le vogliono bene così com’è! Non sarebbe lo stesso se non ci fosse anche una sua foto che la ritragga in questo giorno così importante per la vostra famiglia.” Un poco spiazzata si è convinta e ho fatto la mia foto (che non farò vedere per coerenza e rispetto, dal momento che le ho detto che la vedranno solo i suoi cari).

    In effetti se ci pensiamo è assurdo, sono semplicemente delle foto di famiglia. Non verranno utilizzate per una campagna nazionale e stampate su cartelloni in formato 6×3 affissi in ogni angolo della città. Io non sto premendo un grilletto. La mia macchina non possiede un colpo solo, ma è digitale, ciò significa che posso anche verificare e riscattare. Inoltre una bella foto non dipende per forza da un bel soggetto. Io credo che, come capita spesso, abbiamo paura del giudizio degli altri. Il mio consiglio è allora solo quello di rilassarsi e divertirsi, essere soprattutto se stessi, non cercare di impersonareBrigitte Bardot. E quando si sente un po’ di imbarazzo, socchiudere gli occhi, pensare ad una cosa ridicola e scoppiare in un’autentica risata. Magari non verrete bene in foto, ma vi sarete presi un po’ meno sul serio e vi sarete divertiti.

  • Come affrontare una sessione fotografica di gravidanza

    In questo post spiegherò come sarebbe meglio affrontare una sessione fotografica di “gravidanza” o “maternità” o in inglese (che fa più figo)“maternity“o “pregnancy”. Come? Di pancia, naturalmente!

    Quando posate per questo servizio dovete proiettarvi nel futuro. Al giorno in cui il vostro bambino, ormai parola munito e pieno di curiosità, vi rivolgerà la fatidica domanda: “ mamma, come sono nato io ?
    Credetemi, quando ve lo chiederanno per la prima volta è forte la tentazione di rigirare la domanda al vostro compagno e lavarsene le mani.
    Api e fiori, cavoli e cicogne, vi assicuro che, ad un certo punto non convinceranno quelle testoline intelligenti, spesso sottovalutate, dei piccolini.
    Per facilitarvi nel compito di fornire una spiegazione plausibile e convincente verranno quindi in vostro soccorso le fotografie. Rigorosamente stampate o raccolte addirittura in un album, vi permetteranno di raccontare la venuta al mondo dei vostri figli come se stesse leggendo una favola illustrata.

    Dialogo
    La mamma: “Sai amore, tu eri qui dentro, dentro la mia pancia”
    Il bimbo: “ ohhhhhhh davvero?”

    Potreste addirittura fornire un quadro più completo decidendo di fare un reportage di nascita in ospedale e documentare anche i primi giorni di vita.

    I vostri figli saranno molto contenti di vedere con quanta impazienza sono stati aspettati e desiderati e per un po’ si dimenticheranno di chiedervi come ci sono andati a finire dentro la pancia di mamma. Cominciate anche a pensare a come rispondere a questa domanda, perché io di sicuro non faccio quel tipo di reportage :D 

    Questa lunga premessa mi serve solo per introdurvi al succo del discorso. Le persone che decidono di fare questo servizio, innanzitutto, devono proprio desiderarlo. E prendersi il giusto tempo per fare queste fotografie. Non sono fotografie che possono farsi al volo, non si tratta di un semplice click. Per avere delle foto ben fatte che restituiscano i sentimenti che state provando ho bisogno che siate con me, e non intendo solo fisicamente, intendo con la testa. Per fare bene ho bisogno di voi e ho bisogno anche di pianificare gli scatti, specialmente se vengo a casa vostra. Per questo a tutte le donne che mi chiederanno il servizio dirò di sgombrare la testa da qualsiasi pensiero, sgombrare la giornata da qualsiasi impegno, staccare il cellulare e sfruttare la sessione anche come un momento per riconciliarsi con se stesse e meditare sul grande atto che si sta per compiere: mettere al mondo una persona. Durante i nove mesi spesso si dimentica questa cosa pazzesca. E inoltre dirò didivertirsi. Senza paura di  venire male in foto, anche perchè ad una donna felice non potrà mai accadere. Questo è tutto per quanto riguarda il lato emotivo.

    Dal punto di vista pratico vi consiglio di mantenere un aspetto naturale e soprattutto non appesantirvi di trucco. In gravidanza la pelle è sempre molto bella, basterà avere solo una base di fondotinta per uniformare l’incarnato (stando attenti a picchiettare bene i punti in cui potrebbe accumularsi, tipo sotto le occhiaie e a non creare stacco tra viso e collo) e poi pochissimo trucco su occhi e labbra. Vi consiglio di prendere in considerazione solo colori neutri e freschi. Se non vi sentite ferrate sul trucco potreste comunque aggiungere al pacchetto la consulenza della make up artist. Per quanto riguarda l’abbigliamento consiglio di indossare sicuramente dei panni in cui ci si sente a proprio agio. Può sempre funzionare un paio di jeans (con la fascia) e una maglietta o camicia semplice senza stampe di nessun tipo o un vestitino (chiaro o scuro ha poca importanza) che possa far notare lo stacco tra seno e pancia. In ogni caso possiamo valutare insieme il look per la sessione fotografica, che va deciso anche in base all’idea generale per le foto e alla location.

    L’ultima cosa che mi preme precisare è che è molto bello coinvolgere i parenti nella sessione (il marito, un altro figlio, la propria madre), ma dovete anche essere sicuri che queste persone vogliano far parte di questo ricordo quanto voi. Non costringete nessuno a fare delle foto. Il risultato potrebbe essere deludente. Quindi i vostri cari si, ma solo se felici di partecipare.

    .

  • Perchè giorni felici?

    Da quando ho dichiarato al mondo la mia attività, tante persone mi hanno chiesto: “ma perchè giorni felici e non “nomeecognomephotography’” come fan tutti? Cerco di spiegarne i motivi. Il mio obiettivo non è vendere solo le mie fotografie e far girare il mio nome. Il mio obiettivo è indurre le persone a desiderare di averli i giorni felici. Non credo che esistano le famiglie del mulino bianco, tanto quanto non credo che Banderas sia un mugnaio e parli con le galline. Credo invece a tutti i sacrifici che si fanno per portare avanti la propria famiglia e credo anche che la modernità ci porti via un sacco di tempo e spesso tutti noi dimentichiamo di soffermarci sulle cose veramente importanti. Non so voi, ma spesso io mi sono resa conto di avere passato dei momenti irripetibili ed eccezionali solo dopo averli vissuti.

    La domanda che sorge spontanea allora potrebbe essere questa: ma se non fotografiamo i momenti felici significa che non li abbiamo vissuti?
    No, per fortuna abbiamo la memoria. Anche se spesso ci inganna, facendoci ricordare il passato o notevolmente migliore di quello che è stato o notevolmente peggiore.
    Le fotografie, però, fermano i ricordi per come vogliamo che siano e ci ricordano chi siamo stati. Per me sono importantissime.

    L’altra domanda che potreste sollevare è questa. Ma abbiamo bisogno di pagare un fotografo professionista per fermare i nostri ricordi?
    No, almeno non sempre. Ma un occhio esterno ed esperto, oltre a fornirvi la propria visione, potrebbe garantirvi di essere dentro il ricordo, e non fuori perché stavate scattando la fotografia, restituendo il vero valore.
    In questo senso posso portare proprio il mio esempio: io non ho foto con miei figli. Ne ho sempre scattato, ma non mi sono mai inclusa, sono stata una spettatrice. Se guardaste tutto il mio archivio personale delle foto di famiglia, i miei bambini potrebbero sembrarvi orfani di madre. Invece sicuramente si evince l’onnipresenza di un papà affettuosissimo.
    Sono molto dispiaciuta di non avere foto con i miei bambini.

    Potreste scattare triliardi di foto anche con il vostro cellulare, ma poi quando le riguarderete? Quando le stamparete? Se ne scattano così tante, che quelle importanti si perdono tra la foto di un piatto di spaghetti con le vongole e la foto dei piedi al mare.

    Inoltre il mio nomeecognomephotography, a me non dice niente. Io preferisco portiate a casa il cofanetto con impresso il marchio “giorni felici” piuttosto che il mio nomeecognomephotography che se non dice niente a me, figuriamoci a voi. Non mi importa della pubblicità e della riconoscibilità, tanto se le foto vi piacciono tornerete da me qualsiasi nome io abbia sulla porta del mio studio.
    Anche perché per come sto impostando il mio lavoro io non venderò solo un servizio, io vi coccolerò proprio per cercare di farvi passare una giornata o più giornate spensierate.

    C’è ancora un motivo per cui ho scelto questo nome. Non molto tempo fa ho conosciuto un fotografo che ha affermato che le cose belle non interessano a nessuno, che le fotografie che hanno un valore sono quelle crude, quelle un poco scioccanti che ti pongono davanti problematiche condivise di un certo tipo. La felicità non interessa a nessuno, ha detto. É inutile dire che non sono d’accordo e spero di poterlo dimostrare. A me la felicità interessa, mi interessano le persone comuni, mi interessa molto come le persone comuni affrontano la quotidianità. Non c’è bisogno di andare a cercare robe eccezionali altrove, quando tutta la gente intorno a me può farmi vedere quello che io cerco. Sarà per questo che io adoro Doisneau.

    La mia idea di felicità va a braccetto con la nostalgia. Questo è quello che vorrei comunicare con le mie foto: un mix di felicità e nostalgia. E i giorni in cui la felicità non ci sarà, ci sarà la nostalgia nei miei scatti a tenervi compagnia.

    Un giorno felice 1 Giugno 2014

  • Benvenuti nel mio mondo

    La fotografia è la mia vita. La fotografia di famiglia una vocazione. Da quando è diventata anche la mia professione è nata la necessità di comunicare le novità che riguardano la mia attività alle famiglie che mi seguono e a chiunque sarà interessato al mio percorso e ai miei servizi. Mi serviva un angolo in cui poter spiegare  le tante sfaccettature del mio lavoro e riversare i sentimenti che provo svolgendolo. Dunque parlerò delle mie esperienze, dei miei prodotti, delle mie foto. Sicuramente il lato più bello di questo lavoro è conoscere le storie della gente, confrontare la loro vita con la mia e poi cercare di raccontare. La gente mi regala i suoi attimi, io li prendo e li trasformo, a servizio del ricordo. La macchina fotografica mi dà, da sempre,  il coraggio e degli argomenti per attaccare bottone. Probabilmente senza di lei al collo, il 90% delle volte, in una stanza con della gente estranea, me ne starei in un angolino a guardare, magari indossando un vestito che riprenda i disegni della carta da parati per mimetizzarmi. Sono molto grata di avere trovato questo modo per esprimere ciò che sono e riuscire ad uscire dal mio guscio di tanto in tanto, facendo queste piccole incursioni nella vita degli altri.
    In questo blog darò anche spazio a delle divagazioni su argomenti vari che riguardano i bambini, attingendo dalla mia esperienza di mamma, sperando di non annoiare nessuno.